Mazzarella Press Office

EMP 1

Nuclear Blast 1

Nuclear Blast 4

Athlantis

venerdì 15 dicembre 2017

AA.VV. - The Cult Of Necrodeath

Black Tears
Questo è un tributo sacrosanto, un tributo ad una delle band più influenti del metal estremo italiano e non solo. Il perché è presto detto, questo disco è una dichiarazione di rispetto e passione verso i genovesi Necrodeath, una band che ha inciso a lettere infuocate e nere, nell’acciaio più nero, fin dalla sua fondazione; quando i nostri erano conosciuti come Ghostrider, e poi mutarono nome in quello che tutti noi appassionati conosciamo; hanno proseguito con coerenza stilistica e etica sulla strada del metal estremo, fin dai leggendari demo ed esordio datati 1985 e 1987 chiamati “The shining pentagram” e “Into the macabre”(che festeggia il trentennale proprio quest’anno). Questo disco vede le nuove leve del metal estremo, vecchi compagni e band internazionali, che confermano ancora di più la caratura pesante del gruppo genovese a livello underground, celebrare degnamente questi campioni nostrani. I Death mechanism che tributano loro attraverso la personale e devastante versione di un classico dei genovesi ”At the mountain of madness” e nel brano ci sono anche due special guest come Andy Panigada e AC Wild dei grandi Bulldozer.

L’inno “Mater tenebrarum” è celebrato degnamente dai blacksters Malignance; non perde un’oncia della malvagità originaria, i Killers Lodge brutalizzano a dovere “The creature; gli E-force del grande Eric Forrest(ex Voivod) danno impatto, aggressività thrash e il marchio maligno a “Master of morphine, con una prestazione old school thrash/death. I Fog rendono veramente devastante e tellurica, un brano già distruttivo di suo come “Red as blood”; sorpresa piacevolissima per la reinterpretazione di “At the roots of evil” diventata “A-e reixi do ma” in chiave acustica, e cantata in lingua genovese dalle Barche a torsio, un brano che è ancora più inquietante; i Cadalso avanzano con l’accelleratore con la loro versione di “Thanatoid”; che dire della bella versione di “Smell of blood” da parte dei prog deathsters Path of sorrows? I Septem rivestono di schegge di puro heavy metal un brano come “Process of violation”,mentre i compagni d’arme e amici Schizo, rendono ancora più violenta, tellurica e piena di furia devastatrice “Enter my subconscious” e ciliegina sulla torta ecco i Necrodeath stessi con il brano “Cult of shiva” con influenze orientali. Un disco da avere per due motivi; il primo è che si sente tutto l’amore e la passione vera che questi gruppi vogliono omaggiare verso queste colonne nostrane, il secondo è perché i Necrodeath sono e rimangono un monumento nel metal estremo, the cult is alive!

Voto: S.V.

Matteo Mapelli

IMPLORE - Subjugate

Century Media
I tedeschi Implore(ma con una radice italiana),non sono una band che bada troppo alla cornice, i nostri vanno dritti al sodo senza perdersi in inutile fuffa. Questo secondi disco è una salva di 14 proiettili veloci, potentissimi e rabbiosi, schegge di death metal nerissimo e grindcore, un disco che ti mette al muro con tutto il suo impatto e violenza. “Birth of an era” che è l’opener fa già capire bene cosa vogliono i nostri propugnare; un brano che dura meno di tre minuti; ma bastano; riffing d’acciaio, blast beats, e scream vocals; death/grind con urgenza hc estrema, grande lavoro ritmico di Guido Montanarini alla batteria e al singer/bassista Gabriel ”Gabbo” Dubko, batteria che cambia tempo velocemente, tra up tempo e assalti ferocissimi, e distorsioni. “Loathe” è una scheggia impazzita black/death metal, veloce,violenmta e senzà pietà, scream furiosi, cambi di tempo, riffing assassini. “Cursed existence” è purto death metal venato di hc,blast beats, velocità furiosa, riffing mitragliati in faccia e tanta, tanta rabbia; qui non c’è pausa, ma solo e solamente assalto da parte del trio.

“Paradox” è una mitragliata “in your face”,death/hc,violenza allo stato puro con up tempo graffiante e rallentamenti improvvisi, blast beats e chi ne ha più ne metta, qui non si scampa, la furia generata dai nostri è potentissima, tecnica eccelsa e impatto. “Patterns to follow” è grindcore duro e puro, basso e riffing ribassati, schegge potentissime, scream urlati, rullate, e batteria che è un muro sonoro; qui il sottostrato hardcore è palpabile, una rabbia che esplode senza pietà per nessuno. “Ecocide” sembra dare un po' di fiato a questo assalto, ma è solo una impressione data dai riffing arpeggiati iniziali, ma la batteria implacabile, che da il tempo a questo brano fa capire che la violenza e l’impatto devastante non finirà mai; grande lavoro di caratura tecnica, estrema. “Cult of el” è death metal rabbioso e feroce, batteria veloce, con rullate e riffing nervosi e ferocia vocale in growl rabbiosi, up tempo che ti stampa al muro; rallentamento improvviso da headbanging estremo,grande brano. La conclusiva “Gazing beyond” è un terremoto sonico, blast beats, riffing compressi e basso pesantissimo, scream furiosi e nessun cedimento, difficile resistere a questo assalto. Un disco che farà la felicità degli amanti delle sonorità più estreme, feroci e veloci, un mitragliatore sonoro che ha solo una unica controindicazione, mai abbassare il volume. 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

giovedì 14 dicembre 2017

BLUT - Inside My Mind Part II

Sliptrick
Seconda parte del concept “Inside my mind” dei Blut, progetto industrial metal di Alessandro Schumperlin (ex Anthologies). Un disco che è un buon viatico per far comprendere che in patria abbiamo dei buoni gruppi industrial senza per questo rivolgerci fin troppo all’estero. L’opener “Double trouble” è elettrica ed elettronica assieme, buonissima per un dancefloor alternativo; beats di batteria, dualismo vocale, maschile/femminile, un piccolo accenno goth, e chitarroni, un brano che potrebbe piacere a molti per la presa melodica del brano. “Reduplicative” è anche questa sinuosa, un brano con influenze elettroniche mai invasive, un tappeto oscuro, la voce maschile è greve e roca ma comprensibilissima, dotata di una certa teatralità, mentre la femminile è live e melodica in totale contrapposizione. “Jerusalem calls me” ha nel suo dna influenze orientaleggianti fin dall’introduzioni, un brano lento, cadenzato ma che non perde il suo alone oscuro e gotico, un mid tempo con riffing metallico e un chorus urlato ad alta voce con cori; le tastiere mai invasive avvolgono e danno sostegno all’architrave sonoro creato dalla band.

“Kesswill 25/07/1875” è beats elettronico, freddezza, coi beats del drum programming e le tastiere che evocano atmosfere gelide; un’evoluzione dei maestri Kraftwerk. “Wind ego” è puro industrial metal, schegge impazzite di riff di chitarra potenti e drum programming solido, con vocals urlate e gravi, un brano che è un up tempo che cambia di ritmo e potenza, con delle tastiere a far capolino. “My naked soul” è elettronica, dinamica, e da padrone la fa la voce femminile, un lento cibernetico, pieno di melodia e pathos; con qualche incursione di chitarre. “Ekbom” è nervosa, elettronica, e con beats elettrici, con aperture melodiche, e un pathos oscuro e goticheggiante, ottima conclusione tra calore umano e freddezza delle macchine. Un buonissimo disco che mescola abilmente le soluzioni industriali, e conosce bene la musica elettronica abbinandola ad una prova vocale personale e ben fatta. 

Voto: 7.5/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

DISH-IS-NEIN - Dish-Is-Nein

Contempo
Ai più il nome Dish-is-nein non vorrà dire nulla; ma se io dico Disciplinatha, molti che ascoltano e ascoltavano punk e digressioni ribelli musicali, verrà in mente qualcosa. Perché il gruppo emiliano si è riformato; come l’araba fenice è risorto dalle sue ceneri dopo un sonno durato vent’anni, ma la rabbia brucia ancora;perché i nostri sono una colonna dell’etica punk, del voler essere contro e soprattutto sono stati dei pionieri e sperimentatori a livello musicale, ed ora tornano con questo ep che verrà pubblicato a gennaio 2018. L’opener “La chiave della libertà” è un pezzo emozionante, una libera rilettura di un classico dei canti alpini(qui ve n’è un altro oltre a questo, incluso nell’ep),un brano drammatico, epico e struggente, retto da ritmiche elettroniche e orchestrazioni, i nostri Cristiano Santini, voce e chitarra, Dario Parisini, chitarra e Marco Maiani al basso vengono aiutati dal batterista dei grandi Skinny Puppy Justin Bennet; ritmiche fredde e liriche emozionanti cantate dal coro alpino di Monte Calisio e la voce narrante di santini che decanta liriche potenti e riflessive, un monito vero e proprio. “Toxin” è aggressività lirica/musicale (perché i testi scritti in collaborazione col grande Mercy degli Ianva, sono parte integrante dell’opera),una scheggia industrial con chitarre potentissime, frustate electro e un ritornello che ti si stampa in testa, ma soprattutto ti induce a riflettere.

“L’ultima notte” è anch’essa rivestita di drammatica solennità alpina col coro del Monte Calisio che impreziosisce un brano, drammatico, con battiti elettronici e doppio cantato, un’eco rabbioso che esplode in un mid tempo industrial, con pathos e un triste sentore di sofferenza. “Macht frei” è un brano retto da vibrazioni electro orchestrali, un monolite nero, possente e senza via di uscita, voci filtrate, e schegge metal, quasi doom nell’incedere rabbioso e plumbeo dei riff, qui molti gruppi metal dovrebbero prendere nota della rabbia lirico/musicale intensa verace che nasce dall’anima dei nostri. “Eva” vede la partecipazione della vocalist storica della band Valeria Cevolani duettare con il singer Santini; un brano anch’esso potentissimo, un mid tempo industrial metal, dove elettronica e esplosività metal vanno di pari passo con una voce che è rabbia repressa ma che viene liberata come lava da un vulcano. “Finale” vede una strumentale che è retta da orchestrazioni; vibrazioni che sembrano scaturite da un incubo cyber, un tappeto pianistico con sussulti elettronici; una sorta di Vangelis 2.0 più cupo, ma che al suo interno ti spinge a non arrenderti a non piegare la testa, mai. Grande ritorno; un disco stupendo, pieno di anima, ribelle fieramente, ma che reca le stimmate del sacro fuoco con grande musica e testi che fanno sussultare e riflettere; un dito medio puntato con veemenza verso il politicamente corretto, bentornati! 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

“Per Amore”: mercoledì 20 dicembre la presentazione del nuovo singolo di Aldo Losito

A pochi mesi dall’uscita del suo ultimo successo (con Cesko degli Aprés La Classe, oltre 130mila visualizzazioni su Youtube), Aldo Losito presenta “Per Amore“, un brano che descrive chiaramente la scoperta del vero amore. Un viaggio apparentemente senza senso “navighiamo un sogno, guida il vento” nel quale le emozioni e l’ottimismo sono il timone di una meta imprevedibile. In questo brano, la dolce melodia e gli arrangiamenti danno colore ad una storia davvero unica. Unica come l’ambientazione del suo videoclip: Taranto 11 novembre 1940, la notte dello storico attacco degli inglesi alle navi della Regia Marina Italiana. E’ la storia di due giovani che si trovano a dover vivere il proprio amore in un periodo buio come quello della seconda guerra mondiale. Creato e diretto dal regista Fabio Caricato (lo stesso del successo “Niend e Nisciun”), il videoclip è realizzato in Storyboard Animatic dalla talentuosa mano di Nicola Sammarco, giovane layout artist per Walt Disney Company Italia. Il montaggio è di Michele Giove. Testi e musiche di Aldo Losito, arrangiamenti di Gabriele Semeraro (arrangiatore per Raphael Gualazzi e Ornella Vanoni), mastering (Sage Audio – Nashville , USA). Il nuovo lavoro del cantautore pugliese sarà presentato alla stampa mercoledì 20 dicembre alle ore 20 nell’accogliente sala conferenze di via Muraglie, 8 a Mottola. Nel corso della serata, oltre alla proiezione del videoclip, Losito eseguirà – voce e chitarra – alcuni dei suoi brani di maggior successo.

18-19 dicembre: “Christmas with Tàrrega” al Castello Muscettola di Leporano

Due serate magiche, all’insegna della musica classica e dello stare insieme. Questo e tanto altro è “Christmas with Tàrrega“, evento organizzato dalla Francisco Tàrrega Music Academy che si terrà il 18 e 19 dicembre nella suggestiva location del Castello Muscettola a Leporano. Protagonisti i giovani artisti dell’apprezzata accademia musicale, sita in via Beato Angelico 11 a Talsano, che si esibiranno in una serie di concerti assolutamente da non perdere. Si parte lunedì alle 19, con gli allievi di pianoforte della Professoressa Ilenia Colucci e quelli di violino della Professoressa Maida Delliponti; a seguire, a partire dalle 20,30, sarà la volta degli allievi di pianoforte del Maestro Marco Amati. La kermesse si concluderà il giorno successivo, martedì 19, dalle ore 20, con le performances degli allievi dei Maestri Alessio Barbera e Giovanni Pagliaro. Ingresso libero. “I nostri auguri di Natale non potevano che essere in musica – il commento di Andrea Manco (in foto a sinistra), Ceo&Founder della Francisco Tàrrega Music Academy – e abbiamo organizzato questa kermesse per vivere due serate di gioia e condivisione insieme ai nostri talentuosi ragazzi e ai loro familiari. Ringrazio il Comune di Leporano, nelle persone del sindaco Angelo D’Abramo e dell’assessore Iolanda Lotta, che da subito hanno sposato questa nostra iniziativa, accogliendoci nello splendido Castello Muscettola. E le sorprese non finiscono qui: nei prossimi giorni comunicheremo altre importanti iniziative”.

martedì 12 dicembre 2017

AOSOTH - The Inside Scriptures

Agonia
I francesi Aosoth sono una delle punte dio diamante per quanto riguarda la scena black metal francese. Non saranno sperimentali come i colleghi illustri Deathspell omega, ma in quanto a tradurre in musica malvagità e odio anticristiano i nostri sanno il fatto loro. L’opener “A heart to judge” è significativa, campane a morto, e effetti che portano ad un tempo cadenzato marcissimo, feroce con chitarre gelide; il brano poi prende una piega feroce con blast beats, scream provenienti dagli abissi dell’inferno, un pezzo pregno di malvagità fino al midollo, il muro di chitarre è impressionante, la batteria ha cambi di tempo fluidi e usa molto bene la doppia cassa. “Her feet upon the earth, blooming the fruits of blood”,è puro assalto black metal, blast beats, riffing zanzarosi e basso pressante, che si trasforma in un mid tempo marcissimo con qualche influsso death metal ,la band non bada a spese in quanto a voler risultare feroce e compatta; c’è anche un rallentamento doomy a inframezzare il brano che rende ancora più pesante il tutto per poi colpire col blast beat, senza pietà.

La titletrack esordisce con un arpeggio di chitarre e basso compatto e dissonante; qui la melodia è bandita, la batteria è potente e compatta, i nostri sono un muro invalicabile fatta di riffing neri come la pece, e tempi cadenzati; lo scream è acidissimo e ti scava l’anima; un brano anche questo con cadenze doom; la batteria adotta cambi di tempo, passando dal rallentamento al blast beats con continuità, un brano monolitico e feroce. “Premises a miracle” non indietreggia di un passo dall’assalto, la band vuole compire duro, blast beats furiosi con riffing freddi e malvagi, i tempi vengono inframezzati da un up tempo che però non frena la malvagità del brano. “Contaminating all tongues” è un brano possente, scuro, nerissimo, tempi cadenzati di batteria, con riff scurissimi, freddi e dissonanti di chitarre, la voce è puro odio; il brano ha anche accelerazioni improvvise e blast beats furiosi, furia malvagia senza pace, ma solo diabolica convinzione nel proprio intento. Un disco potente, marcio di puro black metal, senza fronzoli e senza sperimentazione, ma tanta sana aggressione, un gruppo certamente che sarà apprezzato dai seguaci della fiamma più nera e intransigente. 

Voto:7/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

VICTORIUS - Dinosaur Warfare "Legend of the Power Saurus"

Massacre
Quinto disco per questo ensemble tedesco che si definisce Jurassic power metal ! (alla faccia del bicarbonato di sodio direbbe il compianto Totò). Questi 5, propongono un concept a tema preistorico con un mix di fantascienza, che detta così può sembrare una tamarrata unica, e lo è, ma funziona. Si perché i nostri conoscono molto bene il power metal made in Germany e lo spandono a piene mani anche in questo ep. L’opener “Saurus infernus galacticus” fa presagire il tema; ruggiti saureschi, laser e suoni spaziali e cori che più power non si può, batteria speed classicamente power, chitarrone dai riffing helloweeniani; e un singer che non è il classico screamer e potrebbe essere i punto debole, ma invece si sposa alla perfezione; il chorus è perfetto, unito agli effetti, che ti proiettano direttamente al centro del concept creato dai nostri in questa saga; solos melodici e heavy. 

 “Legend of the power saurus” è speed/power che più power non si può, chitarrone in armonizzazione, tastiere epiche, e grande costruzione di riff con il singer che ce la mette tutta per sottolineare il tema eroico/fantascientifico e arrivano i cori a dargli manforte; anche qui un chorus che farebbe la gioia di qualsiasi nostalgico dell’epoca d’oro del metal crucco; assoli in scala melodica e in armonizzazione, cosa volere di più? “Lazertooth tiger” è anch’essa veloce, potente, con le chitarre che rileggono i più classici clichè degli Helloween, batteria velocissima, riff melodici e chorus; anche qui le chitarre cesellano solos ad alta grado heavy/power. “Razorblade raptor” è velocissima, con un riff ispirato e quasi “rubato” ai migliori Gamma ray; up tempo graffiante, chitarre che rendono bene sia in fase melodica che quando devono aggredire con riffing metal. “Flames of armageddon” è una cavalcata power retta da buone orchestrazioni, riffing compatti e il singer ce la mette tutta per essere credibile; i solos sono buoni, anche perché il gruppo sa e conosce bene il proprio terreno di gioco. Un buonissimo ep che farà la felicità degli appassionati del genere con un concept originale e ben fatto, buona prova. 

Voto: 7/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

ACT OF DEFIANCE - Old Scars, New Wounds

Metal Blade
Ritorno fiammante per gli ex Megadeth Chris Broderick e Shawn Drover e la loro creatura Act of defiance. Una creatura gonfia di rabbia, aggressività e tanto thrash metal personale e moderno. L’opener “M.i.a.”fa già capire che i nostri non badano tanto alla forma ,ma alla sostanza; rullate e riff che più thrash non si può, mid tempo con doppia cassa e vocals pulite potenti e melodiche del singer Henrik Derek Bonner che cambia registro anche con growl death metal profondi, la band è fluida e grandi solos squisitamente virtuosi da parte di Broderick, aggressività e stile. “Molten core” è un pezzo thrash da manuale, batteria velocissima, quasi hc, growl che sono puro furore, riffing a incastro e il basso che cesella, e cambio di tempo con rallentamento e solo in accelerazione, gustoso. “ “Overexposure” è un brano che dovrebbe servire a tanti gruppi e gruppetti metalcore su cosa sia veramente il genere; ovvero, prendere l’aggressività hc e fonderla con l’assalto del metal più potente e virulento, con riff d’acciaio; come questo; un up tempo preciso, potente e coinvolge, grazie alla versatilità vocale del singer che offre una prestazione da prim’ordine, con parti aggressive e pulite ficcanti senza per questo sminuire la qualità del brano anche qui assolo sopraffino di Broderick.

“The talisman” è uno dei brani cardine del lavoro, una song che fonde thrash vecchia scuola e moderna, dall’intro acustica arpeggiata; per poi affondare il colpo con un mid tempo possente, il brano è costruito molto bene, dinamico con un chorus epico; grande lavoro ritmico, dinamico e fluido. “Circle of the ashes” è pura battaglia thrash, in brano dal perfetto headbanging, mid tempo tellurico, i riffing compressi e taglienti e la batteria che poi prende una piega più veloce trasformandosi in un up tempo con cambi di tempo e grande prova compatta da parte dei nostri. “Conspiracy with gods” è un brano che reca le stimmate thrash, una cavalcata tagliente, riffing d’acciaio, growl e poca raffinatezza ma tanto gusto nella costruzione; per poi accellerare nei solos di chitarra sopraffini. “Rise of rebellion” è anch’esso uno dei brani migliori di un disco pressoche perfetto nella sua furia davastante; un pezzo tellurico, gran lavoro con cambi d’atmosfera, prova vocale alta e riffing che più thrash non possono che esplodono insieme alla macchina ritmica che è un panzer; anche qui Broderick fa vedere la sua maestria in sede solista, alternando un gran gusto melodico e virtuoso a riff dall’impatto heavy. Un disco che è ancora più segno che i nostri sono uno dei gruppi del metal americano e del thrash da tenere d’occhio, perché fondono abilmente formule moderne nel pieno rispetto della tradizione, con gusto sapiente. 

Voto: 8.5/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

Finalmente online “Accross the sky”, il primo disco dei Cherries on a swing set

Da lunedì 11 dicembre, è disponibile su tutte le maggiori piattaforme on line, Across the sky, il primo disco dei Cherries on a swing set, quintetto vocale a cappella di Orvieto. Il disco, già disponibile nella sua versione "fisica" è stato presentato sabato 11 e domenica 12 novembre al Teatro Santa Cristina di Porano (TR), con due spettacoli che hanno registrato il sold out, insieme al generale entusiasmo del pubblico. Due inediti, The Hunting e L' Equilibrista (i cui video, in rete dall' estate, hanno già collezionato diverse migliaia di visualizzazioni su Youtube) e otto cover di noti artisti italiani ed internazionali rappresentano il cielo ideale, in cui i cinque cantanti si sono mossi come "acrobati", senza rete, ossia senza strumenti, sul filo teso delle loro voci. È un lavoro eterogeneo che dimostra un discreto eclettismo da parte del quintetto vocale, che spazia da alcune note hit del pop dei nostri giorni, come "Stay with me" di Sam Smith, "Other people" di Lp, alla rilettura di importanti pagine della musica moderna, come "Piccolo Uomo" di Mia Martini o "Je ne regretted Rien" di Edith Piaf. Presenti nel disco anche Patty Pravo con la sua "Pensiero Stupendo" e Loredana Bertè con l’indimenticabile "Ninna Nanna" di cui il gruppo ha già realizzato in passato due videoclip. Tra le otto cover, due si distinguono per la loro particolarità: il mash up "Eye of the Tiger / Un' emozione da poco" (celeberrima canzone dei Survivor scritta per la colonna sonora del film Rocky che si incontra, qui, con uno dei pezzi più famosi di Anna Oxa, firmato da Ivano Fossati) e il brano intitolato "La Serpe a Carolina", canto giacobino scritto a Napoli nel 1799, durante la rivoluzione partenopea. Il primo ha un impatto decisamente rock valorizzato da un sound dal sapore elettronico, mentre, nel brano napoletano, i Cherries mettono a frutto l' esperienza maturata nel folk con Ambrogio Sparagna, rileggendo in maniera molto personale la celebre "ngiuriata a l'ex Regina 'e Napule" , di cui una delle interpretazioni più autorevoli venne data, negli anni 70, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare. Un cielo dunque vasto, potremmo dire, quello in cui si sono mossi i Cherries on a swing set, che hanno voluto omaggiare con questi "ritratti" le stelle che hanno incontrato. Tutti gli arrangiamenti sono stati curati da Stefano Benini, basso e beat boxer del gruppo. Il disco è stato registrato e mixato allo Studio Panidea di Alessandria da Paolo Novelli, mentre l' artwork originale è stato realizzato da Chiara Luzi. Un lavoro accurato di arrangiamenti, esecuzioni e suono che merita senz'altro l'attenzione di un pubblico sempre più ampio. Un' ottima idea per regalarsi o regalare della buona musica a Natale. Across the sky, il primo disco dei Cherries on a swing set! 

CHERRIES ON A SWING SET – Biografia 

I Cherries on a swing set sono un quintetto vocale a cappella. Il loro percorso nasce ad Orvieto nel 2009, ma velocemente il gruppo si fa apprezzare in molte città italiane e anche all’estero, esibendosi spesso in importanti live club (Stazione Birra, Alexander Platz e Teatro Centrale Carlsberg - Roma), ed in festival di rilievo (Sanvalentino Jazz - Terni, Umbria Folk festival - Orvieto, Festa Europea della Musica - Roma, Solevoci - Varese, Musica Riva Festival – Riva del Garda, Etruria Musica – Tarquinia, Festival della Letteratura - Mantova, Vocalmente - Fossano), Italian Festival Thailand (Bangkok). Hanno avuto vari riconoscimenti, tra cui il secondo premio al Winter Vocal International Competition di Pinerolo (TO), nel 2014. Nel 2015 hanno vinto il Premio Voceania. Hanno collaborato spesso con Ambrogio Sparagna con cui sono stati protagonisti di molti spettacoli (ricordiamo l’ Ottobrata Romana 2013 all’Auditorium Parco della Musica di Roma) e con altri artisti importanti. Il repertorio del gruppo, principalmente pop/rock, spazia dai classici degli anni ’50, fino alle hit dei giorni nostri, proponendo, di tanto in tanto, generi alternativi come lo swing, il folk o la rilettura di pagine famose della musica classica.