Mazzarella Press Office

EMP 1

Nuclear Blast 1

Nuclear Blast 4

Athlantis

martedì 21 novembre 2017

LIVING COLOUR - Shade

MRI
I Living Colour sono una delle pochissime band dell'universo hard and heavy ad essere formate esclusivamente da musicisti afroamericani. In effetti prima di loro ci sono stai i Sound Barrier, che pero' non hanno mai ottenuto la fortuna che forse avrebbero meritato. I Living Colour al contrario sono partiti subito con il piede giusto. Alla fine degli anni Ottanta sono entrati nell'industria discografica grazie a Mick Jagger che era rimasto favorevolmente colpito da una loro esibizione live a New York. Fin dal folgorante esordio (Vivid, 1988) la musica di questo combo e' stata definita funk metal in quanto le sonorita' funky sono sempre emerse prepotentemente fra le robuste maglie del sound proposto. Qualcuno all'epoca parlava della cosa come di un'innovazione assoluta, ma ricordiamo come gia' Led Zeppelin e Deep Purple abbiano inserito certe sonorita' nell'hard rock' dai primi anni Settanta. Nel corso di quel decennio abbiamo continuato ad avere suggestioni in tal senso ad opera di Sweet, Aerosmith, Frank Marino e Pat Travers. Ai Living Colour va senza dubbio riconosciuto il consolidamento di tale approccio, che negli anni Novanta ha avuto un ruolo di rilievo nella scena rock. I Living Colour sono ancora quasi tutti gli stessi degli esordi con il cantante Corey Glover e il chitarrista Vernon Reid a condurre il gioco, validamente sostenuti dal bassista Doug Wimbush e dal batterista Will Calhoun.

Shade e' il settimo disco in studio di questa band che forse non e' stata particolarmente prolifica in quasi vent'anni di carriera intervallati da scioglimenti e reunion. Si tratta comunque di un lavoro molto valido che ribadisce con vigore l'identita' funk metal gia' sviluppata nei precedenti lavori. Il groove e' coinvolgente, il virile piglio vocale di Corey Glover ci conquista e ci conduce in territori di fisicita' negroide. La chitarra di Vernon Reid non perde colpi, i riff e gli assoli sono robusti e carichi di feeling- L'iniziale Freedom Of Expression (F.O.X.) fa partire subito il disco su coordinate altamente energetiche. Un riff micidiale introduce Preachin' Blues, uno dei picchi dell'intero lavoro. La chitarra di Reid ci avvolge con sonorita' calde e sature al punto giusto. Un'atmosfera di attesa apre Come On che poi si dipana in un andamento nervoso e spezzato. Si prosegue con brani dove il metal funk dei Colour si esprime ai consueti livelli. Parliamo di Program, Who Shot Ya e Always Wrong. Un bel riff sincopato di basso sostiene Blak Out mentre un andamento piu' veloce caratterizza Pattern In Time. In Who's That Vernon Reid ci regala sublimi momenti di chitarra slide inframmezzati a sonorita' jazzate che ci ricordano quanto variegate siano le radici musicali dei Living Colour. Hard rock d'assalto con Glass Teeth e Invisible. Il disco si chiude con due brani dalle atmosfere cangianti e variegate come Inner City Blues e Two Sides. Quest'ultimo e' l'unico pezzo melodico all'interno di un disco molto d'impatto. Sia Glover che Reid regalano prestazioni ad alta intensita' emotiva in questa aspra ballad lacerante e sofferta. In quest anni ci sono mancati il Living Colour. Ora sono tornati. 

Voto: 8/10 

Silvio Ricci

AA.VV. MARC BOLAN, DAVID BOWIE - A Tribute To The Madmen

Black Widow
La genovese Black widow records produce sempre prodotti fatti con estrema cura, cuore e passione. Questo bellissimo cofanetto/tributo non è da meno, composto da tre cd, il tributo è un sentito omaggio che la casa discografica paga verso due vere icone rock; una ci ha lasciato troppo presto, lo straordinario Marc Bolan, chitarrista/cantante e leader dei T-Rex ;l’altro è il geniale David Bowie, scomparso da poco ,al quale non servono certamente presentazioni. Il tributo è dedicato alla coppia anche per un motivo particolare, i due da giovani furono molto amici e furono gli artefici del cosiddetto glam rock; un omaggio doveroso verso due musicisti e cuori pulsanti del rock più seducente ed elettrico dei seventies. Qui troverete il rooster della label tributare gli onori attraverso tre cd; potete gustarvi una “20th first century boy” rifatta più heavy dai maestri Death ss; oppure una versione più dark di “Ride a white swan” fatta dai The danse society; fragorosa e potente la doomish “Chariot choogle” degli Hounds of Hasselvander;”Beltane walk” ha una sensualità oscura suonata dai Bloooding mask.

I grandi progster Il segno del comando personalizzano a dovere una bellissima “Ashes to ashes” con sensibilità crepuscolare e jazz; la mitica Sophya Baccini con i suoi Aradia rende vibrante, sensualissima una “Velvet goldmine”;Silvia Cesana fa vibrare di soul “Girl” con un sax e tanto calore, e la sempiterna “Heroes” del Duca bianco diventa un brano avvolgente; un brano intriso di romanticismo soul, vibrante passione. Il terzo cd ci porta in dimensioni prog e molto sentite con “Space oddity” fatta dai francesi Northwinds, una versione che ti apre il cuore e profuma di intenso sapore che questo brano sa creare,”Buick mackane” dei T-Rex nelle mani di Freddy Delirio diventa un pezzo hard prog, i Mughshot rendono ancora più oscura ed elettrica “China girl” un pezzo del periodo ottantiano di Bowie che ai tempi spopolava; come resistere alla versione hard rock che profuma di blues, wishky e vibrazioni seventies di “Midnight” fatta dagli Electric swan?. Questi sono dei piccoli esempi di quello che potrete assaporare in questo prezioso scrigno di tesori, insieme ad un libretto di 16 pagine, una spilla, due cartoline da collezione commemorative ed un poster; un tributo fatto con amore e per amore, fatelo vostro! 

Voto: 9/10 

Matteo ”Thrasher80” Mapelli

EVIL INVADERS - Feed Me Violence

Napalm
I belgi sono come quelle birre corpose, delle quali tu conosci benissimo il sapore, forte, sincero e aromatico; non cerchi la birra del momento, vuoi un sapore che ti porti a casa col cuore, e lo stesso fanno i nostri. Esattamente, questi ragazzi, ci portano a casa, verso le note travolgenti del miglior speed/thrash metal vecchia scuola, corposo, violento e senza compromessi. L’opener “Mental penitentiary” fa già capire dove e cosa vogliono dire i nostri, tanta ferocia, batteria supersonica, riff grattati che sono una meraviglia, costruzione ritmica travolgente che ti fa fare headbanging dall’inizio alla fine; il singer/chitarrista Joe urla tutto il suo odio; e assolo grandioso. “ As life slowly fades” è travolgente, irruenza metal, qui si bada al sodo, riffing a mitraglia, chitarre che fischiano, un sapore ottantiano pervade il disco ed è godibilissimo; mid tempo che accellera improvvisamente, qui si sente l’influenza dei primi Exodus, cori e anche uso sapiente della tecnica chitarristica in fase solista. “Suspended reanimation” è una breve intro strumentale con chitarre e elettronica per portarci nel brano “Broken dreams in isolation”,un brano che ha una certa epicità di fondo, qui la melodia di pura marca heavy, drammatica fa da cornice ad un brano cupo; un mid tempo roccioso, cantato con voce acutissima; il brano poi prende quota a metà con tempi più sostenuti di batteria in sede di assolo.

La titletrack è una mitragliata speed metal in faccia, riffing thrash metal, batteria veloce come un proiettile, scream acidissimi, e tanto heavy metal come se piovesse e il pogo è servito; niente concessioni, ma tanta sana violenza metal. “Oblivion” è puro thrash metal, inizio lento con arpeggio, mid tempo di batteria, e assolo di chitarra di ampio respiro, poi si torna a picchiare con furia travolgendo tutto, riffing assassini, grinta, melodia al servizio del selvaggio riffing e scream che radono al suolo e un chorus malvagio e furioso. La conclusiva “Among the depths of sanity” ha un suono oscuro, malvagio; potentissimo; rullate di batteria vengono circondate da solos di chitarra per poi radere al suolo il tutto in un furioso speed/thrash metal, tecnica devastante, e assoli a cascata da goduria massima. Grande ritorno, i nostri non applicano formule nuove, vogliono solo travolgere tutto e tutti all’insegna dello speed/thrash metal più verace e caldo del pianeta, missione compiuta! 

Voto: 9/10  

Matteo ”Thrasher80” Mapelli

WORLD WAR ME - World War Me

Sharptone
Gli americani originari della famosa città del vento, ovvero Chicago, vogliono solo una cosa; divertire. Si, perché i nostri, non propongono temi impegnati, loro vogliono che la festa non finisca mai al suono del loro punk rock; una formula semplice, ma di grande impatto. L’opener “The good enough”, solidi riff di chitarra, tempi di batteria non troppo veloci, voci punk/pop, e un buon ritornello. “Dont’hold your breath” ha qualche riferimento alle melodie pronunciate, un mid tempo che accellera in un up tempo nel chorus, riffing aperti e melodici, e un ritornello da cantare; assoli con qualche accenno heavy godibili. “Mr. Misery” è fatta apposta per le feste sulle spiagge, un up tempo venato di pop con qualche scossone punk, melodie semplici ma dirette; ma costruite benissimo. “Ache for agony” si veste anche di alternative punk, un up tempo con riffoni, che un tempo erano la regola per il cosiddetto punk californiano che spopolava nei 90’s e il ritornello acchiappa ragazze scanzonato e con gusto pop.

“Break a leg kid” ha un po' del metal moderno grazie a chitarre compresse ma è solo un ‘impressione, up tempo fatto da riffing melodici, coretti pop, e ritornello convincente. “Escape” è una canzone punk/pop che ti entra in testa, buoni riffing, melodie ben costruite; anche lo special guest nel brano funziona bene; un brano che piacerà alle giovani generazioni. “Fire and flames” prosegue nel solco, riffoni nel ritornello, un pizzico di elettricità, pop mischiato bene al punk rock non troppo aggressivo, ma che fa bene il suo dovere. “That’s so yesterday” è un brano che ti entra subito in testa, potente, diretto; punk rock dal taglio melodico che con un chorus perfetto non si toglie e assolo godibilissimo. La conlusiva “From the fear” è una cavalcata punk/pop che può contare su un buon ritornello, e melodie ben fatte, non troppo zuccherose, ma che sapranno piacere al pubblico giovane. Un disco fatto di piccole cose semplici, che vuole divertire, senza stare troppo a pensarci su, adattissimo per i teenager per passare un’ora di festa con gli amici. 

Voto: 7/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli

lunedì 20 novembre 2017

MAX SMERALDI & FREDDY RISING - Strada Maestra

Autoprodotto
Quando le migliori peculiarità di un genere musicale come l'Hard Rock si incontrano con l'esperienza di personaggi che calcano i palchi da tempo, e che sanno perfettamente quello che vogliono e come ottenerlo, il risultato incanta magicamente moltissime persone sensibili alla buona musica. Freddy Rising (al secolo Federico Giuntoli), cantante con decenni di esperienza nella scena Hard & Heavy romana, unisce in questo caso le sue forze con l'altro grande Max Smeraldi, da tempo noto come chitarrista solista di fattura neoclassica/malmsteeniana ma avvezzo anche al più classico e caldo Hard Blues, per sfornare una gemma di rara bellezza come questo CD intitolato "Strada Maestra", dove i nostri si contornano di ottimi musicisti, sempre molto attivi della scena della capitale ("Eme" Laglia al basso, Eric Corrado dei Witches Of Doom alle tastiere e Luca "The Animal" Federici alla batteria) mettendo assieme una band solida ed efficace per riprodurre tutto il miglior feeling dell'Hard Rock/Blues di annata, ma mai anacronistico, poiché i titolari del progetto sfoderano ed incrociano le loro doti compositive regalandoci 8 brani 8 per ben 35 minuti abbondanti di energia e classe, dove la co-produzione sfavillante di Fabio Lanciotti, anche sound engineer del progetto, riesce a valorizzare ogni singolo suono senza inficiare in potenza ed energia, qui presenti in quantità come vuole la tradizione del miglior Hard & Heavy. Il primo brano "Stramaledetta Città" con il suo ritmo veloce e il suo riff assassino, miscelato inizialmente al rumore dell'accensione di un'automobile, si mostra coinvolgente abbastanza da far desiderare anche all'ascoltatore più distratto di fuggire in macchina ad alta velocità verso destinazioni ignote pur di allontanarsi dallo stress cittadino. Il cantato in italiano è privo di stereotipi e luoghi comuni, che sono sempre così tanto in voga nei testi del rock cantato in lingua madre degli ultimi decenni, e ve lo dice uno che è totalmente d'accordo con Gianni Della Cioppa quando sostiene che solitamente il cosiddetto "Rock in italiano" ha un vocabolario limitato ad un centinaio di parole. Qui i testi di Freddy funzionano egregiamente tanto sull'incedere ritmico quanto sul modo migliore di esprimere gli argomenti trattati, dando la forte impressione di rispecchiare emozioni particolarmente sentite da chi canta. Finalmente constatiamo quanto la composizione di una lirica faccia la differenza anche musicalmente, pure nel cantato in lingua madre. C'é da imparare molto qui eh. Ancor meglio con "Venditori Di Sogni", traccia multiforme dove a parti acustiche intimistiche si fa da contraltare con un ritmo serrato e assieme cadenzato, simile ad una vera e propria cavalcata metal. Qui Freddy fa il suo miglior acuto, da brivido. E da rimarcare anche particolarmente il guitar work di Max che continua a far faville. "Fine Dei Giochi" è una buona traccia Hard di classe, con refrain parecchio melodico che acchiappa e non fa prigionieri. Ma è con "Quello Sbagliato" che ci troviamo di fronte un'ottima sperimentazione.

La canzone inizia con un contorno di sitar, da cui si sprigiona un riff di chitarra elettrica pesantissimo, capace alla perfezione di ricalcare la recitazione sconsolata e amara di Freddy in stile marcatamente blueseggiante. Anche qui è presente un ottimo assolo di Max, con cascate di sequenze shredding inframmezzate da lunghe note bluesy dosate in maniera egregia. "Non Pensare A Me" è la speed-track che potrebbe esser composta dai Deep Purple se volessero fare un brano cantato in italiano, e ha un riff davvero coinvolgente. La ballad acustica "Chi Può Sapere" contiene un'interpretazione di Freddy che fa tanto bene al cuore, e si rivela profonda anche a livello di testi con una piccola riflessione sulla vita e sul destino che ogni uomo si costruisce ogni giorno. Appagante anche il tapping-riff di "Cambia Prima Tu", traccia molto Heavy che, tanto per l'argomento trattato nel testo quanto per l'incedere delle vocals, ricorda un po' il Pino Scotto più ispirato. Si termina con la title-track, ottima prova strumentale di Max che ci regala un assolo chitarristico particolarmente ispirato e ben eseguito.
Che dire, l'album è bello in tutto e per tutto, ed è arricchito da una immagine di copertina davvero spiritosa e divertente. Personalmente, mi sento di supportare e promuovere al massimo "Strada Maestra" in quanto qui a Roma non abbiamo mai mancato di realtà musicali (Hard e non) particolarmente promettenti, ma di contraltare siamo sempre stati penalizzati da gravissime lacune in quanto a strutture e supporto del pubblico. Nell'underground romano le cose vanno e vengono, sarei gratificato anche solo se una cosa bella come questo CD passasse e restasse. Il resto del lavoro deve farlo chi legge questa recensione. I concerti di supporto a quest'album stanno per iniziare. E presto il CD sarà in distribuzione. Quale che sia il sottogenere di metal che vi piaccia, anche se non vi piace il metal, comprate questo CD e supportate Max & Freddy. Non avrete di certo a pentirvene.

Voto: 9/10 

Alessio Secondini Morelli

Max Smeraldi & Freddy Rising - "Strada Maestra" CD Release Party - Contestaccio, Roma - Venerdi 17 novembre 2017


Seratona live al club Contestaccio, locale del quartiere Testaccio di Roma. Freddy Rising, cantante noto nella scena romana con decenni di esperienza alle spalle (ad esempio negli anni '80 con gli Acting Out), in coppia con l'altro veterano della scena, lo shredder-chitarrista Max Smeraldi, hanno presentato venerdi 17 novembre 2017 il loro CD "Strada Maestra", uscito a nome Max Smeraldi & Freddy Rising, con un bellissimo release party che si è tradotto in un concerto vibrante di atmosfera tra l'Hard Rock di classe e il feeling del miglior Blues elettrico. Emotivamente, vi è qualcosa di magico quando le migliori peculiarità di un genere musicale si incontrano, soprattutto su un palco, e ciò avviene ancora oggi soltanto se i musicisti sono sufficientemente motivati a creare e far trasparire la Magia insita nella loro musica preferita.

E in questa serata vi è qualcosa di forte ed indescrivibile che può far assurgere il concerto in questione (così come il CD qui presentato ufficialmente) ad una delle migliori prove per il genere Hard Rock negli ultimi anni nella nostra amata/odiata penisola italica. Freddy, in veste di cantante Rock per cui il tempo non passa mai (beato lui, diranno in molti) ha una presenza scenica tuttora indiscutibile, e le sue ottime doti vocali e soprattutto espressive, accresciute dall'esperienza, sono altrettanto indubbie. Il nostro ha tenuto lo show ininterrottamente e splendidamente assieme a Max che con la sua Stratocaster non ha solo deliziato il pubblico con degli assoli neoclassici (ad esempio nello strumentale "Strada Maestra", ottima prova chitarristica nonché title-track del CD), ma quando è necessitato ha sfoderato anche un feeling altrettanto bluesy e un riffing rockeggiante e caldo sviscerato dal miglior inferno, con cui ha saputo gemellarsi perfettamente con Freddy, a dimostrare che la classe non è acqua. Tutta la band è stata infuocata nel palchetto del Contestaccio: è d'obbligo segnalare il bassista Emiliano "Eme" Laglia, il batterista Luca "The Animal" Federici ed il tastierista Eric Corrado, tutti veterani del sottobosco romano ed attivi con svariati progetti, e tutti uniti da Freddy e Max sotto la bandiera del Vero Hard Rock.

L'elemento musicale dello show si rivela squisitamente di gran classe, con tutti gli assi migliori contenuti in composizioni particolarmente riuscite, e caratterizzate tanto da stile compositivo quanto dal feeling e dall'energia che si scatenano ottimanente in chiave live, come ad esempio "Venditori Di Sogni", "Quello Sbagliato" e "Fine Dei Giochi", mentre le composizioni dal ritmo più veloce come "Stramaledetta Città" e "Non Pensare A Me" ci fanno riassaporare l'ebbrezza di sonorità dello stile dei Deep Purple/Rainbow migliori. C'é anche qualche preziosismo come ad esempio "Vecchio Blues", un bell'Hard in 3/4 lento le cui liriche seguono la sostanza viscerale della ragione per cui il genere musicale presente nel titolo è nato e continua ad esistere: il brano è un vecchio cavallo di battaglia anni '90 di Freddy, ultimamente registrato ed inciso solo su un CD-singolo di un paio di anni fa, e il risentirlo stasera, con la guest di Daniele Zangara alla batteria pare dare un senso all'intera serata.

Con un concerto così infuocato, le poche covers aggiunte alla scaletta sono tutte competentemente incastonate, come ad esempio la malmsteeniana "Dreaming" (dove la voce di Freddy raggiunge livelli da Tony Martin della miglior epoca) nonché "Kill The King" dei Rainbow, resa in maniera altrettanto ottima ed energica, e il finale Kiss di "God Gave Rock & Roll". Due parole sulla location, che credo sia la migliore in quel di Roma. Il Contestaccio, oltre a presentare ottima acustica e buonissimo sound engineering, è elaborato in modo tale che chi suona possa anche essere visto di fuori grazie ad una telecamera puntata sul palco e le cui immagini sono proiettate anche su un muro del cortile esterno, quindi ogni persona presente può seguire comodamente anche restando fuori. Che dire: un concerto equivalente alla partenza della promozione di un CD che merita oggi come quasi nessun altro qui in Italia nel genere in questione, un concerto di per sé incendiato e superlativo, che mi fa mormorare: peggio per chi non c'é stato. La magia del vero Hard è scolpita nell'anima delle persone in modo indelebile, e attende solo di essere scatenata con i migliori crismi quando il tempo giusto è arrivato. Ed ora, visto che il release party ha cementato l'uscita discografica in oggetto, tutti a supportare l'album "Strada Maestra". Freddy Rising e Max Smeraldi lo meritano, dopo tanti e tanti anni di esperienza, soprattutto live!

1)    Intro -  STRAMALEDETTA CITTA’
2)    Fine dei giochi
3)    VENDITORI DI SOGNI
4)    Quello sbagliato
5)    Strada maestra
6)    Vecchio blues 
7)    Non pensare a me
8)    Chi puo’ sapere ? 
9)    Dreaming (cover Malmsteen)
10)    CAMBIA PRIMA TU
11)    Kill the king (cover Rainbow)
12)    God gave rock’n’roll (cover KISS)

Alessio Secondini Morelli

domenica 19 novembre 2017

VULCAN FORGE - Intervista alla Band


Tra le miriadi di cover band che spopolano nel panorama musicale tarantino, un gruppo brilla di luce propria: i Vulcan Forge. Conosciamoli meglio in questa intervista.

Ciao ragazzi.

(Band) “Ciao a tutti e grazie di averci dato questo spazio”

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

(Davide Pinto) “Ci stiamo preparando per le registrazioni. Al momento stiamo lavorando su altri brani che andranno a completare la nostra prima fatica discografica e dei risultati ottenuti siamo davvero orgogliosi”
                             
Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

(Giuseppe Ferrieri) “La band è nata nell’ormai lontano 2006/2007 da una mia idea di proporre esclusivamente musica inedita di stampo hard & heavy. La prima line-up durò circa 7 mesi a causa di dissidi tra me e il batteriista e questo portò ad un periodo di inattività che si concluse a metà 2008, quando iniziò a prendere forma la seconda formazione che si stabilizzò definitivamente nel periodo ottobre/novembre 2009. L’organico era composto da me e Alessandro Giordano alle chitarre ritmiche e soliste, Giuseppe Bianco al basso (il quale era presente anche prima formazione), Nicola La Penna alla batteria e Graziano Serra alla voce. Fino agli inizi del 2011, suonammo in contest, festival e svariati locali di Taranto e provincia. Tuttavia, dissidi tra me e Giordano, e soprattutto l’abbandono del bassista, portarono all'ennesimo scioglimento, il quale divenne definitivo dopo due spettacoli tenutisi al Gabba Gabba rock club a Lama e alle Officine tarantine a Taranto. Nell'agosto 2017, dopo un silenzio durato quasi 5 anni, ho deciso di riprovarci mettendo in piedi la terza line-up con me e Davide Pinto alle chitarre ritmiche e soliste, Giovanni Castellano al basso e Gaetano Calasso alla voce, e con una nuova direzione musicale: il power metal. Ci siamo affiatati molto e sono fiducioso che questa volta il progetto si concretizzerà definitivamente.”

Come è nato invece il nome della band?

(Giuseppe Ferrieri) “La mia risposta avrà un che di assurdo ma è andata proprio così. Ero e sono ancora un grande appassionato di un film del 1997 intitolato Vulcano - Los Angeles 1997 interpretato da uno dei più grandi attori della vecchia guardia: Tommy Lee Jones. Parla di un vulcano sorto proprio al centro della città di Los Angeles. Il vulcano è la massima espressione di distruzione ma, soprattutto, di potenza. La band è potente ed è su questa idea che ho deciso di darle questo nome (che letteralmente significa fornace del vulcano).”

Ci sono tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

(Gaetano Calasso) “Gli argomenti trattati nei testi vertono sulla politica e su importanti problematiche sociali. L’obiettivo è quello di risvegliare le coscienze e denunciare le menzogne del sistema celate sotto falsa forma di verità.”

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

(Davide Pinto) “La nostra musica è puntata principalmente su ciò che era effettivamente il primo power metal ma con qualche affinità progressiva che permette l’originalità del nostro sound.”

(Giovanni Castellano) “La peculiarità che rende unico il nostro genere è la contrapposizione tra la musica e le tematiche dei testi che sono in larga misura tipiche del thrash metal.”

Come nasce un vostro pezzo? 

(Giovanni Castellano) “La nascita dei brani avviene innanzitutto dalla creazione di un riff principale che può essere di chitarra o di basso. In un secondo momento vengono decise le tematiche da affrontare nelle liriche del testo e dopo subentra la fase dell’arrangiamento fino al completamento del pezzo.”

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sai da un punto di vista tecnico che emozionale?

(Giuseppe Ferrieri) “Il brano cui ci sentiamo più legati è sicuramente No new world order. E’ stato il nostro primo brano che ha creato il giusto feeling tra tutti noi e, al contempo, ha saldato la compattezza della band. Da un punto di vista tecnico ha permesso ad ognuno di noi di mostrare lo studio e l’esperienza musicale accumulati negli anni.”

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

(Giovanni Castellano) “L’influenza sia tecnica che emotiva mi è stata fortemente trasmessa dalla band symphonic prog metal svedese Epica e un pochino dagli Iron Maiden.”

(Davide Pinto) “Le mie influenze musicali sono prevalentemente quelle del progressive metal, basandomi su band quali Nevermore, Dream Theater, Periphery, Firewind e simili.”

(Gaetano Calasso) “Le mie influenze sono l’hard & heavy, principalmente i Judas Priest. Poi l’hard rock con band quali Deep Purple, Led Zeppelin, Kiss, AC/DC e Whitesnake.”

(Giuseppe Ferrieri) “Le mie influenze vanno dall’hard rock al metal, quindi gruppi quali Led Zeppelin, AC/DC, Black Sabbath, Poison, Motorhead, Twisted Sister, Motley crue, Metallica, Deep Purple, Guns n Roses, Iron Maiden, Firewind, Iced Earth, Stratovarius, Helloween, Angra, Megadeth, Slayer, Pantera e la lista e ancora lunga.”

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

(Gaetano Calasso) “Stiamo programmando l’uscita della demo/EP e l’anno prossimo anche del nostro album d’esordio che sarà promosso con molti concerti live.”

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

(Gaetano Calasso) “Si, certamente. Magari anche di entrambi.”

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

(Davide Pinto) “Purtroppo l’attuale scena musicale italiana è molto problematica. Il nostro genere non viene facilmente accettato dagli italiani stessi a causa di tutti questi talent show che illudono molti colleghi musicisti e artisti e li portano ad aggirare la classica gavetta che, rispetto a questi programmi, serve molto di più per accumulare la dovuta esperienza e produrre un lavoro davvero di successo.”

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

(Giovanni Castellano) “Penso che internet, ora, ci stia dando una grande mano in quanto, diversamente dai primi anni della nascita del metal dove vigeva il passaparola, la diffusione di nuovi gruppi avviene in modo molto più rapido.”

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

(Band) “Tantissimo”

(Giuseppe Ferrieri) “Tanto, veramente tanto. E’ un genere dove possiamo dare sfogo alla nostra più fervida fantasia e, allo stesso tempo, mettere in pratica tutto il lato tecnico dello studio dei nostri strumenti.”

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

(Davide Pinto) “Jeff Loomis”
(Gaetano Calasso) “Rob Halford”
(Giovanni Castellano) “Simone Simons”
(Giuseppe Ferrieri) “ In realtà io con due musicisti mi piacerebbe collaborare un giorno: Jimmy Page e Slash.”

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

(Band) “Vi ringraziamo innanzitutto per averci dato questa opportunità. Un messaggio che vogliamo lasciare ai nostri lettori è quello di credere in se stessi e di combattere e lavorare sodo per realizzare i propri sogni, come stiamo facendo noi adesso! Vi invitiamo, inoltre, a seguirci sulla nostra pagina facebook, www.facebook.com/vulcanforgeband, che sarà costantemente aggiornata sulla nostra attività live e studio, e a breve sarà online il sito web ufficiale della band. STAY TUNED! STAY METAL! \m/.”

Alessio Petralla

giovedì 16 novembre 2017

AMBERIAN DAWN - Darkness Of Eternity

Napalm
Amberian Dawn è ormai una realta’ concreta, e con l’arrivo del settimo figlio, oggi ancor di piu’. La targa Napalm Rec ormai specializzata in gothic – power -metal bands con cantato femminile ci indica che nulla e’ lasciato al caso, infatti la produzione e registrazione sono discrete. Il disco apre con i’m the one, bel brano dalle atmosfere inquietanti. I ritornelli del disco sono molto accattivanti, e tutto e’ incentrato sulla voce chiara e luminosa della bellissima singer. I brani sono ben composti, bilanciati tra gotico e poetico, musicalmente la parte rilevante e’ data alla tastiera che sapientemente crea vari colori diversi tra il nero, e 50 sfumature di grigio, sostenuta da una ritmica sapiente e potente.

Ma come ormai sappiamo non parliamo di un gruppo alle prime armi, anzi, dalla Finlandia con furore siamo ormai abituati a questo tipo di bands, (e non solo …) tra i miei pezzi preferiti golden coins, breath again e dragonflies, ma anche gli altri hanno una personalita’ tutta loro, sempre tuttavia restando ancorati al genere. Pezzi veloci si alternano ai cadenzati e a quelli atmosferici. Tra tutti questi pizzi e merletti neri, io, non so voi, mi farei accompagnare volentieri nelle tenebre dalla bella vocalist per l’eternita’, magari mentre canticchiamo qualche pezzo dell’album, e poi nel buoi chissa’ cosa succede … Dopo pochi ascolti risulta essere come un “amico fidato”, lo conosci da sempre. La band non compie dei “passi evolutivi”, gli Amberian dawn così erano cosi sono e così saranno per sempre, ma noi che li prendiamo così non ci lasciamo scappare il nuovo prodotto che rispetta ampiamente tutti i canoni del genere. 

Voto: 6/10 

Flavio Facchinetti

BEAST IN BLACK - Berserker

Nuclear Blast
Prima fatica per la “bestia nera”. Dopo un importante cambio “ di pelo” , la formazione e’ capitanata dall’ex master mind dei Battle Beast, accompagnato da altri strumentisti già in passato con altre band piu’ o meno note. Come si sa, la bestia perde il pelo, ma non il vizio e la band sforna un album a metà tra il power e il classic metal degno di nota, con all’interno variegate e piacevoli sfumature. Si comincia infatti fin da subito alla grande con un pezzo ad alta carica ed energia. La prima cosa che colpisce e’ l’ottima produzione, che spinge al massimo batteria e chitarre, esaltando la base musicale al massimo. In tutta la prova il vocalist e’ la figura che a parer mio maggiormente emerge della band.

Infatti la voce si destreggia molto bene, con scream ben fatti, ritornelli melodicamente azzeccati, si passa dal pulito cristallino, al potente, allo scream con naturalezza estrema, cercando musicalita’ anche nella strofa. Bravi i due chitarristi, sempre pieni di melodie sia nelle ritmiche che negli assoli, con un misto di rabbia che si fonde bene nelle composizioni. Dopo alcuni ascolti gia’ canticchi il ritornello di born again, ti destreggi tra le tastiere di Crazy mad insane… Il disco scorre ed arriva alla fine rapidamente e piacevolmente, lasciando spazio alla ballata che chiude, con un “acutissimo”. Un disco che non fa urlare al miracolo, ma comunque un’ottima prova !! 

Voto: 7/10 

Flavio Facchinetti

EVERTALE - The Great Brotherwar

NoiseAart
Per voi numerosissimi fans dei Blind Guardian old school, ( … e mi tiro dentro anch’io) c’e un nuovo profeta, che puo’ farvi dimenticare orchi e hobbit di Mordor per portarvi sul campo di grandi epiche battaglie… A parte gli scherzi, tutti i clichè usati sui dischi di Hansi Kursch e soci del periodo di “imagination” vengono riecheggiati a gran voce ad ogni secondo del disco dalla band in questione senza esclusione di freccie : cori, fraseggi di chitarra, timbrica vocale, anche le melodie e le doppie voci, lanci con le chitarre, ecc… diciamo che il gruppo non brilla certo per la propria originalita’, anzi... A parte questa dovuta premessa, il combo tedesco sfrutta comunque bene la propria tecnica musicale a favore di canzoni di presa, fin dall’inizio del disco.

Melodia, velocità, mid tempo vengono alternati a passaggi piu’ tipici del power e a ritmiche piu’ epiche e cadenzate. Sono attivi da fine anni 90 sotto le mentite spoglie di Blackened, e dal 2006 col nome attuale, propongono un power epic metal. Questo che passiamo a recensire, e’ il secondo lavoro col nome Evertale. Le canzoni filano lisce e dopo vari ascolti risultano essere di presa sull’ascoltatore. Tutti i brani sono di spessore, ben studiati e suonati e il confronto con la band “madre” è dietro l’angolo, se solo questo disco fosse uscito 25 anni fa? Sarebbe stato un pilastro del genere oppure no? Bisognerebbe aprire un dibattito… il disco ne ha comunque tutta la caratura, peccato che non si puo’ cancellare quello che e’ stato fatto prima per ricominciare tutto da capo… 

Voto: 7/10

Flavio Facchinetti