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giovedì 3 agosto 2017

SUFFER YOURSELF - Ectoplasm

Satanath
Sofferenza, si, sofferenza è la parola più adatta per questo lavoro, perché i russi Suffer Yourself hanno fatto della sofferenza in musica un’ode rabbiosa. La titletrack è lenta, funerea; un doom/death metal retto da growl vocals con scream urlati che appaiono all’improvviso, mentre una sezione ritmica lenta, oppressiva fatta da riff spessi, quasi senza melodia ti comunicano un senso di profondo disagio interiore. “Abysmal emptiness” è lento, macilento e oppressivo, un masso farebbe meno rumore dentro, è inquietudine, malvagità e senso di frustrazione per una strada senza uscita, i riff sono compressi, mentre la marcia è volutamente doom, come se la lezione di campioni come i primi Katatonia, Paradise Lost e compagnia estrema fosse proiettata ancora di più nell’abisso. “The core” è dissoluzione, un accordo di chitarra dissonante ci apre le porte per questi sette minuti di pesantezza, puro doom metal venato di estremo.

“Dead visions” sono quasi venti muniti di marcia lenta, riffing che sfoderano melodie malinconiche scure come l’inchiostro; in mezzo troviamo un intermezzo dissonante recitato in lingua madre, mentre rumori e effetti danno ancora di più un senso di disorientamento per poi tornare a colpire duro mentre in coda si sentono tocchi di tastiera inquietanti e un urlo di dolore prima del solos lancinante e funereo. “Trascend the void” è la coda conclusiva di questo viaggio nell’oscurità più totale, senza speranza, un brano dove una voce pulita ci porta nell’abisso fatto da rumorismi, riff scuri e un tappeto di tastiere inquietante, un brano perfetto per un film del grande David Lynch. Un disco che è fatto di poche tracce, tanta sostanza in questo lavoro, non di certo un ectoplasma; ma musica solida, scura e senza nessuna luce a illuminare il cammino ma rabbia e disperazione. 

Voto: 8/10 

Matteo ”Thrasher80”Mapelli